Regione Autonoma della Sardegna

Comunità religiose

Parrocchia: Sant'Ignazio di Loyola

Parroco
Don Roberto Sciolla
Recapito telefonico
078171444
Descrizione
La parrocchiale di Sant’Ignazio è in stile tardo-barocco con una facciata un po’ disarticolata tra corpo superiore e inferiore. Ha un portone ligneo decorato nella parte superiore da un bassorilievo di L. Angius. Nel pannello oltre al volto del Santo è stato scolpito un tomo sacro, un teschio e degli elementi botanici. Due paraste, non decorate e molto massicce rispetto al prospetto, munite di capitelli, contengono una trabeazione coronata da un semplice timpano. Un finestrone semi circolare, impreziosito da una sequenza di vetri policromi, porta luce all’interno dell’aula. Anche il corpo superiore ha due lesene e l’insieme esterno si conclude con un campanile a canna quadra che trovasi nel retro della fabbrica; una bifora anteriormente e tre monofore negli altri lati di codesto elemento architettonico concludono, con una cupola, l’esterno della chiesa. La parrocchiale, con pianta ad aula, all’interno si presenta ricca e fastosa, così come sono, in genere, le chiese gesuitiche che architettonicamente conservano il barocco quale funzione decorativa preminente. Gli aspetti che ne caratterizzano l’interno sono: · Un crocifisso ligneo risalente ai primi anni del ‘700 raffigurante San Sebastiano Martire; · Un simulacro di San Lussorio, anteriore al ‘600 e all’arrivo dei Gesuiti a Musei; · Un simulacro di Sant’Ignazio di Lodola, portato dai Gesuiti quando presero in mano la parrocchia; · Una croce professionale del ‘600 laminata in argento e risalente al periodo in cui nella zona esistevano dei forni per la lavorazione del prezioso metallo estratto dalle miniere del circondario; · Interessanti decorazioni pittoriche di gusto prevalentemente barocco eseguite dal pittore Giuseppe Carcangiu di Serramanna: vedi la volta a botte che ha come soggetto principale “I Misteri Gaudiosi” eseguiti con impasti di colore ben armonizzati, con fughe prospettiche, drappeggi, figure di santi, sfondi, finti stucchi, cornici, angeli e flora; · Un’acquasantiera in pietra, con altorilievi raffiguranti volti di angioletti. L’edificio si potrebbe riferire al contesto cronologico della “villa” medioevale di Musei, di cui, probabilmente, fu la prima parrocchiale, intitolata a San Lussorio. Durante gli scavi di ristrutturazione voluti da Monserrato Rossellò, dopo il 1585, furono ritrovati diversi oggetti liturgici, alcuni di grande valore. Le attività devozionali connesse al culto di san Lussorio e alla cura della chiesa erano state assicurate in passato da una confraternita dedicata allo stesso santo. Quando il Rossellò divenne barone di Musei, il paese risultava abbandonato: le conseguenze di tale abbandono si ripercossero anche sull’edificio parrocchiale. Solo alla fine della sua vita si decise ad intervenire finanziandone i lavori di recupero. Tali opere non vennero portate a termine forse a causa del peggioramento dello stato di salute del Rossellò. Per questo motivo avrebbe incaricato del completamento dei lavori gli eredi, i Padri Gesuiti di Santa Croce di Cagliari, obbligati a provvedere all’ampliamento e al restauro dell’antica chiesa parrocchiale e al mantenimento decoroso dell’edificio. Le ultime volontà del Rossellò vennero esaudite solo in parte, la chiesa venne intestata al Santo fondatore dell'ordine e a San Lussorio venne dedicata la prima cappella sulla destra dove la sua statua è posizionata sopra il simbolo della Compagnia di Gesù.


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